Sigilli all’autodromo di Tarsia, sequestro dell’impianto calabrese
I Carabinieri hanno posto sotto sequestro l’area della pista di Tarsia in provincia di Cosenza per abuso edilizio e per violazione della normativa ambientale sui rifiuti. E' l'unica "pista" per auto della Calabria realizzata da Antonio Martorano che non intende mollare.
Dopo Adria destino simile per l’autodromo di Tarsia in provincia di Cosenza. La pista calabra è stata chiusa dai Carabinieri forestali di Cerzeto, della Stazione di Terranova da Sibari e dagli uomini del Commissariato di Castrovillari, i quali hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di una vasta area adibita ad autodromo nel Comune di Tarsia.
Sigilli all’autodromo di Tarsia per abuso edilizio
L’autodromo di Tarsia in Calabria è stato messo sotto sequestro per abuso edilizio. Infatti i Carabinieri hanno eseguito l’ordine di sequestro preventivo dell’area adibita ad autodromo. In totale i sigilli hanno riguardato oltre dieci ettari di superficie situati in località “Scuse – Scorciapecora”.
Le indagini sulla pista condotte dalle Forze dell’Ordine hanno rilevato alcune violazioni alla normativa ambientale dato che l’area adibita a pista si trova vicino al “Lago di Tarsia” e nei pressi del fiume Crati, perciò su terreni interessati da vincolo paesaggistico/ambientale. Ma su questo a quanto pare c’è da fare ulteriore chiarezza perché sulla base di documenti (Consorzio di Bonifica) in possesso del proprietario dell’autodromo, Antonio Martorano, sembra che l’area non è sottoposta a vincoli paesaggistici.
Sequestro e sigilli all’Autodromo di Tarsia
I sigilli all’autodromo di Tarsia sono stati posti anche perché dalle indagini è emerso che all’interno della pista, su un’area in parte di proprietà comunale e demaniale, sono stati realizzati fabbricati in calcestruzzo e metallo non autorizzati (box per i piloti). Inoltre all’interno di un magazzino della pista sono stati ritrovati rifiuti “speciali”, come pneumatici fuori uso, pannelli coibentati, materiale plastico, oltre ad alcune auto, moto e pezzi di ricambio. Trattasi ovviamente di materiali di normale uso in pista, ovvero pneumatici che vengono utilizzati anche barriere di protezione nelle vie di fuga delle curve per la sicurezza dei piloti.
Il proprietario Antonio Martorano dell’area inoltre è stato denunciato in stato di libertà per attività di gestione di rifiuti non autorizzata e per violazioni alla normativa edilizia. Ma chi è Antonio Martorano? Quale è la storia di questo impianto sportivo calabrese?
TARSIA una vicenda infinita per Antonio Martorano
Quella dell’autodromo di Tarsia è una vicenda infinita che sfiancherebbe anche un elefante. Ciò nonostante Antonio Martorano, l’eroe di Tarsia (come lo hanno definito gli amici di “Su di Giri”) non vuole mollare. A livello personale e con tutti i suoi risparmi (senza alcun contributo dalle istituzioni) da oltre 30 anni si prodiga e lavora per realizzare un autodromo nella regione Calabria con il suo lavoro in solitaria.
Non è il primo sequestro questo: dopo tutte le vicissitudini giudiziarie già patite negli ultimi decenni è arrivato un nuovo SEQUESTRO della struttura. Antonio Martorano ogni giorno vive in condizione di “vita solitaria assordante” nel suo impianto, mitigata dalla presenza di qualche pilota auto-moto e kart, che ogni tanto si recano sul circuito per fare qualche giro di prova.
Antonio Martorano – per come ci ha riferito – intende continuare la sua battaglia, in difesa del “suo” autodromo e dell’autodromo dei calabresi, “l’autodromo della Calabria”, regione priva di una struttura del genere, capace di ospitare gare motoristiche di un certo tipo, delle due e quattro ruote.
Una lotta che Antonio Martorano intende portare avanti sulla scorta di infiniti altri momenti “giudiziari” già trascorsi, che per quanto fossero stati clamorosi, sono stati in passato già oggetto di provvedimenti e sentenze in suo favore da parte dell’Autorità Giudiziaria. Da cui la continuazione dell’attività della struttura, nei limiti sportivi e logistici che l’impianto ancora incompleto ha potuto fornire ai visitatori e sportivi di kart e moto con competizioni organizzate da FIK e FIM.
Per chi ne volesse sapere di più, sul suo profilo Facebook, il Martorano dopo l’ultimo sequestro cautelativo del suo impianto, ha pubblicato una vastità di documenti , da cui è possibile evincere i vari momenti “giudiziari” della vicenda.
Una brutta vicenda per la Calabria, regione che invece di promuovere l’unico impianto sportivo automobilistico realizzato da un privato in una zona depressa (e che ha speso una vita per realizzare il sogno di molto piloti calabresi) e agevolarne la messa in sicurezza destinando una minima parte di investimenti regionali, lo affossa e lo fa chiudere.
Un impianto che potrebbe essere il fiore all’occhiello per la Calabria stessa ed una opportunità di sviluppo economico per la regione stessa.
Ad Antonio Martorano va tutta la solidarietà di NEWSAUTO.
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