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Autovelox, nuove regole contro gli abusi

Il decreto promosso dal Ministero dei Trasporti per contrastare l'abuso degli autovelox è stato pubblicato. Tra le nuove disposizioni c'è il divieto di utilizzarli in zone dove il limite di velocità è eccessivamente basso.

A proposito di autovelox, c’è una novità per quelli installati su strade con bassi limiti di velocità, di cui le amministrazioni locali spesso ne fanno un abuso. Se da un lato gli autovelox possono essere un deterrente efficace contro gli eccessi di velocità e contribuire a ridurre gli incidenti, dall’altro vengono utilizzati in modo improprio dalle amministrazioni locali per fare cassa, creando disagi agli automobilisti e alimentando la sensazione di ingiustizia.

L’abuso di autovelox

Si può configurare un abuso dell’autovelox quando viene installato in zone non pericolose, dove il rischio di incidenti è basso, come ad esempio su strade a scorrimento veloce con ampie carreggiate e visibilità eccellente e limiti di velocità molto bassi. Si configura l’abuso dell’autovelox anche quando la segnaletica che deve indicare la presenza di autovelox è poco visibile o addirittura assente, creando delle vere e proprie trappole per gli automobilisti inconsapevoli. Si fa abuso dell’autovelox, o uso illegittimo, quando non è correttamente tarato, generando così multe illegittime contestabili.

A fermare l’abuso dell’autovelox è arrivato un decreto per regolamentare gli autovelox a firma del Ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini. Si tratta di un decreto interministeriale che coinvolge anche i dicasteri dell’Interno e delle Infrastrutture, con l’obiettivo di imporre regole più rigide e dettagliate sui rilevatori per prevenire abusi da parte di alcuni Comuni che utilizzano le multe come fonte di reddito. In totale è costituito da sei articoli e due allegati.

Cosa dice il decreto sugli autovelox

Le decisioni sull’uso degli autovelox non saranno più autonomamente prese dai singoli Comuni, ma dovranno essere coordinate con gli altri enti della provincia e con l’amministrazione provinciale per evitare duplicazioni e sovrapposizioni. Gli autovelox potranno essere utilizzati solo dove:

  • Elevata incidentalità da velocità nel quinquennio precedente;
  • Impossibilità di contestare immediatamente la violazione;
  • Velocità dei veicoli in transito mediamente superiore ai limiti consentiti.

Non saranno impiegati dove i limiti di velocità sono già bassi, come in città sotto i 50 km/h o fuori città con un limite inferiore di almeno 20 km/h rispetto al massimo previsto dal Codice della Strada per quel tipo di strada. Ad esempio, sulle extraurbane principali (max 110 km/h), l’autovelox sarà usato solo se il limite è di almeno 90 km/h.

Sugli itinerari ciclopedonali sulle strade extraurbane, il limite non deve essere inferiore a 30 km/h.
La velocità media può essere monitorata solo su autostrade, extraurbane principali e secondarie, con una distanza di almeno 1 km tra i “portali” di ingresso e uscita. La distanza tra il segnale del limite di velocità e l’autovelox deve essere di almeno un chilometro.

regole autovelox limite di velocità 30 km/h
Sulle strade urbane gli autovelox possono essere utilizzati solo se il limite di velocità non è inferiore a 50 km/h

La distanza tra il segnale del limite di velocità e l’autovelox deve essere di almeno 200 metri sulle strade urbane di scorrimento e di almeno 75 metri sulle altre strade. La distanza minima tra due autovelox deve essere di almeno 500 metri in ambito urbano e nelle zone di confine con l’ambito extraurbano. La velocità media può essere controllata solo sulle strade urbane di scorrimento su tratti di almeno 500 metri, con una distanza di almeno un chilometro tra due tratti sotto controllo.

Postazioni mobili autovelox

Sulle strade extraurbane le postazioni mobili autovelox non possono essere posizionate dove il limite di velocità è troppo basso. Inoltre, devono essere usate solo dove il limite di velocità non è inferiore di oltre 20 km/h rispetto al massimo previsto dal Codice per quel tipo di strada. La distanza tra il segnale che impone il limite di velocità e l’autovelox deve essere di almeno 1 km. Tra due dispositivi consecutivi, la distanza deve essere di almeno 4 km sulle autostrade, 3 km sulle strade extraurbane principali e 1 km sulle altre strade.

Le postazioni mobili autovelox sulle strade urbane secondo le nuove regole possono essere utilizzate solo dove il limite di velocità non è inferiore a 50 km/h sulle strade urbane di scorrimento, 50 km/h sulle strade urbane di quartiere e locali, 30 km/h sulle strade urbane ciclabili e non inferiore a 30 km/h sugli itinerari ciclopedonali.

Autovelox non omologati, sanatoria che azzera i ricorsi
Sulle strade extraurbane le postazioni mobili non possono essere posizionate dove il limite di velocità è troppo basso

Tra due autovelox consecutivi sulla stessa strada deve esserci una distanza di almeno 1.000 metri sulle strade urbane di scorrimento e 500 metri sulle strade di quartiere e locali. La distanza tra il segnale del limite di velocità e l’autovelox non può essere inferiore a 200 metri sulle strade urbane di scorrimento e a 75 metri sulle altre strade.

Omologazione autovelox

Sulle strade diverse dalle autostrade, le postazioni autovelox possono essere collocate solo previa pianificazione concordata in sede di Conferenza provinciale permanente. L’obiettivo è evitare duplicazioni e sovrapposizioni, assicurando un controllo efficace dei limiti di velocità ed evitando rilevamenti multipli sullo stesso tratto di strada o nello stesso periodo. Le condizioni per installare autovelox includono un elevato livello di incidentalità legato alla velocità, l’impossibilità di contestazione immediata, e una velocità media dei veicoli superiore ai limiti consentiti.

I comuni e le province dovranno rimuovere gli autovelox non conformi alle nuove regole entro 12 mesi. Le spese di accertamento devono essere documentabili e analitiche. Nel verbale possono essere incluse solo le spese sostenute per l’individuazione del trasgressore tramite banche dati pubbliche (il cui costo è minimo o praticamente nullo). Da ora in poi non sono ammesse le spese relative all’uso delle apparecchiature né costi successivi come assistenza legale o recupero del credito. In sintesi, solo le spese postali possono essere considerate.

Le apparecchiature si possono acquisire tramite leasing, noleggio a canone fisso, comodato da altre pubbliche amministrazioni o concessionari di strade. Il pagamento al fornitore deve essere proporzionato al costo o al tempo di utilizzo delle apparecchiature, senza rapporto con le sanzioni accertate o riscosse.

Le forze di polizia devono gestire e validare le violazioni, mentre i privati possono svolgere attività minori come la stampa di documenti fotografici e la gestione amministrativa dei verbali.

Regole contro l’uso selvaggio degli autovelox

L’obiettivo di questa riforma sugli autovelox è quello di eliminare le multe selvagge, come denunciato anche da Fleximan. Stando ai dati del 2023, le sanzioni per violazione del Codice della Strada hanno generato un incremento degli incassi per i Comuni italiani, raggiungendo oltre 1,53 miliardi di euro, un aumento del 6,4% rispetto al 2022 e del 23,7% rispetto al 2019.

Questo rappresenta un notevole apporto finanziario per enti spesso in difficoltà economiche, che ne limitano gli investimenti sulle infrastrutture stradali e sulla sicurezza. Infatti, secondo i dati sulle multe nel 2023, gran parte dei proventi di queste ultime non viene impiegata per rispettare gli obblighi previsti dal Codice della Strada, bensì per finanziare altre iniziative.

Autovelox abbattuti, l'ennesimo di Fleximan
Autovelox abbattuto da Fleximan

Sebbene il Codice della Strada preveda che il 50% dei proventi delle multe sia destinato alla sensibilizzazione sulla sicurezza stradale e che gli incassi derivanti dalle multe per eccesso di velocità siano reinvestiti in opere per il miglioramento delle infrastrutture stradali, un recente report dell’Asaps e dell’Associazione Lorenzo Guarnieri evidenzia che spesso i Comuni destinano i proventi delle multe ad altre finalità.

Ad esempio, nel 2022, le prime 14 città italiane per numero di abitanti hanno incassato complessivamente 549 milioni di euro, di cui solo una piccola parte è stata destinata all’educazione alla sicurezza stradale.

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